Riscrittura narrativa
Come raccontare di nuovo la prima metà della carriera a chi non ne conosce il settore.
Il problema della seconda lettura
Una buona parte del lavoro nel cambio di settore non sta nelle competenze in sé. Sta nel modo in cui le racconti a interlocutori che del tuo settore di provenienza sanno poco. Le stesse vent'anni di esperienza, raccontate per il settore X o per il settore Y, danno luogo a due persone diverse, e la cosa più frustrante è che a volte la prima lettura della tua carriera, quella che tutti i tuoi colleghi del settore di partenza farebbero, è quella che NON serve per il prossimo passo.
Cosa facciamo nelle sedute
Lavoriamo su tre superfici testuali principali: il CV, il profilo professionale pubblico, le lettere di motivazione. Ogni sessione di riscrittura inizia con una domanda sola: per chi è scritto questo paragrafo? Se la risposta è «per qualcuno che già conosce il mio settore», quel paragrafo va rifatto.
La pratica concreta è semplice e laboriosa. Funziona così, più o meno: si parte dal documento esistente, si prende un passaggio alla volta, e si valuta cosa un interlocutore esterno al settore di partenza ne ricaverebbe. Si rivede la riga. Si torna sul paragrafo successivo. Sembra meccanico, perché lo è. Ma è la sola pratica che ho visto funzionare in modo consistente.
Cosa non è
Non è un servizio di copywriting. Il valore del lavoro è nella decisione di che cosa raccontare e come inquadrarlo, non nella confezione linguistica. Le riscritture più efficaci sono quelle più asciutte, quelle che eliminano due righe su tre dall'originale, non quelle che ne aggiungono.
Tirando le somme: usciamo dalle sedute con una versione del CV, del profilo professionale e della lettera-tipo che regge la lettura di un interlocutore che non conosce il tuo settore. E poi, sì, ci sono i casi in cui la riscrittura mette in luce che la transizione che stavi pensando ha un buco. Capita anche questo. Meglio scoprirlo prima dei colloqui.